Produttori cereali

Cereali

Il termine cereali non è una voce di classificazione botanica, ma il nome generico che raggruppa le piante erbacee con frutti da cui si può trarre farina. Oltre che le piante, il termine indica i loro chicchi e semi, da cui si ricavano prodotti come la granella. Fin dall'antichità, i Piceni, genti italiche che al tempo degli Etruschi abitavano il territorio tra Romagna, Marche e Abruzzo, utilizzavano i cereali come base dell’alimentazione.

La maggior parte del territorio agricolo italiano è destinato ai cereali; tuttavia la produttività raggiunge buoni livelli solo nel Nord. In Lombardia, nonostante la parte montuosa, dove il rendimento dei campi è scarsissimo, la produzione agricola della Regione è tra le più alte d'Italia. Ciò è dovuto all'abbondanza delle acque d'irrigazione, all'adozione di tecniche moderne, all'impiego di macchine e di fertilizzanti e, in buona parte, all'esistenza di grandi aziende razionalmente organizzate.

La Lombardia si trova ai primi posti tra le regioni d'Italia nella produzione di granoturco, segale, orzo, frumento, riso, mais.

Il cereale più diffuso in Lombardia (in particolare nella Lomellina) è sicuramente il Riso: una pianta della famiglia delle graminacee di antichissima coltivazione, proveniente dai paesi orientali con clima tropicale, esso necessita di particolari condizioni di temperatura ed umidità. Le prime notizie sulla coltivazione del riso in Lomellina risalgono alla fine del Quattrocento; in quel tempo, infatti, il marchese di Mantova diede diversi sacchi di riso trasportati dall'oriente al suo cugino milanese, Ludovico il Moro: da quel momento, il riso iniziò la sua diffusione in terra lomellina. Alcuni studi affermano che la prima semina di riso in Italia avvenne proprio in questo territorio, e precisamente nel 1482 a Villanova di Cassolnovo, per iniziativa di Gian Galeazzo Visconti; in seguito la coltivazione venne diffusa nelle fattorie degli Sforza, nei dintorni di Vigevano. Tuttavia, anche se la particolare conformazione del terreno, ricco di acque superficiali e poco profonde, si è rivelata subito adatta alla coltivazione, la diffusione delle risaie in Lomellina è stata limitata fino al sec. XVIII. Dall'Ottocento, con la costruzione del Canale Cavour, la coltivazione si è andata sempre più affermando ed oggi copre buona parte del territorio coltivato con una produzione decisamente superiore al passato (dai 18 ai 60 quintali per ettaro).

Un altro cereale tipico lombardo è il Grano Saraceno, coltivato in Valtellina, nella zona di Teglio, dove trova le condizioni ambientali ideali. Il suo nome scientifico è Fagopyrumche, che deriva dalla combinazione del latino fagus (faggio), per via degli acheni triangolari simili a quelli delle faggiole, e dal greco piròs (frumento). Si consuma nelle minestre, specialmente di verdure e, in forma di farina, per la polenta saracena, crespelle e la preparazione della pasta alimentare (famosi i pizzoccheri e le manfrigole della Valtellina), e per la preparazione di dolci o biscotti. Il grano saraceno si distingue dai comuni cereali per l’elevato valore biologico delle sue proteine, è una buona fonte di fibre e di minerali, soprattutto manganese e magnesio, inoltre è privo di glutine e quindi adatto per i soggetti celiaci.